Canone idrico,prescrizione

Share:
Condividi

Il canone per la somministrazione dell’acqua potabile è un corrispettivo periodico soggetto alla prescrizione quinquennale di cui all’art. 2948, comma 4, del Codice Civile.

Cass. Civ., Sez. V, sentenza del 4 Novembre 2008 n. 26474, secondo cui: ” … omissis … la decisione impugnata non viola principi informatori della materia neppure nella parte in cui ha escluso che le delibere di approvazione del “ruolo” da parte della giunta municipale potessero valere come atti interruttivi della prescrizione, posto che principio informatore della materia è qui da considerare quello, cui il giudice di pace si è uniformato, che per interrompere la prescrizione è necessario un atto di esercizio del diritto portato a conoscenza dell’obbligato (art. 2943 c.c.)”.

In materia di interruzione della prescrizione, secondo l’art. 2943, ultimo comma, c.c., il termine prescrizionale è interrotto “da ogni atto che valga a costituire in mora il debitore”.

Da tale previsione la giurisprudenza ha sempre tratto la regola del carattere recettizio dell’atto interruttivo ed ha affermato il principio secondo il quale “la norma civilistica ha stabilito una innegabile connessione tra l’effetto interruttivo e natura recettizia dell’atto, con la conseguenza che la mancata introduzione nella sfera giuridica del destinatario dell’atto non consentirà in alcun modo all’atto stesso di risultare funzionale alla produzione dell’effetto” (cfr., in tal senso, Cass., sentenze n. 7617/1997, n. 5212/1986 e n. 706/1973).

La formazione del ruolo (delibera di approvazione) e la relativa affissione all’Albo Pretorio sono attività interne dell’Ente locale, non idonee a produrre effetti nella sfera giuridica del destinatario della pretesa.

Decorrenza prescrizione canone servizio idrico integrato.
In ordine alla prescrizione quinquennale vanno fatte alcune precisazioni.

La prescrizione “comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere” (articolo 2935 del Codice Civile). Per consolidata giurisprudenza, nel caso di forniture periodiche, il diritto di credito può esser fatto valere già dall’ultimo giorno dell’anno o della frazione di anno considerati. Occorre infatti aver riguardo alla possibilità “legale” di far valere il credito, senza che abbiano rilievo “i semplici ostacoli di fatto a tale esercizio, come la difficoltà di integrale contabilizzazione del credito”(Cassazione, sentenza del 21 Giugno 1999 n. 6209, riguardante un caso, del tutto analogo, di prescrizione di credito per fornitura di energia elettrica).Nello stabilire il termine iniziale della prescrizione occorre pertanto aver riguardo alle “sole possibilità legali di esercizio del diritto e non anche a quelle di fatto” (Cassazione, sez. III, 10 Febbraio 1995 n. 1490) con la conseguenza che è del tutto ininfluente “il ritardo con cui il creditore ha accertato l’esistenza del diritto e il suo ammontare” (idem, sez. lavoro, 11 Dicembre 2001 n. 15622).

Infatti, secondo recente giurisprudenza “la prescrizione decorre per il credito già sorto ma non ancora liquido, giacchè la mancanza di liquidazione costituisce un mero impedimento di fatto alla sua realizzazione e non ne impedisce l’esercizio ai sensi dell’art. 2935 c.c., ossia l’attività del creditore intesa alla propria soddisfazione” (Corte di Cassazione, SS.UU., sentenza del 9 Febbraio 2011 n. 3162).

L’aver fatturato il credito nel 2007 è un dato inidoneo ad impedire la decorrenza della prescrizione, giacchè anche il ritardo nel fatturare è da ascrivere all’inerzia del creditore, che costituisce la causa vera e propria dell’estinzione del credito.

La formazione del ruolo e la relativa approvazione con affissione all’Albo Pretorio sono attività interne dell’Ente e pertanto sono inidonee ad essere percepite e a produrre effetti nella sfera giuridica del destinatario della pretesa, con la conseguenza che il termine prescrizionale non viene interrotto.

Invero, in materia di interruzione della prescrizione, secondo l’art. 2943, ultimo comma, c.c., il termine prescrizionale è interrotto “da ogni atto che valga a costituire in mora il debitore”, come ribadito dalla Suprema Corte con la sentenza del 4 Novembre 2008 n. 26474, la quale disponeva il rigetto del ricorso del Comune, statuendo che: “la decisione impugnata non viola principi informatori della materia neppure nella parte in cui ha escluso che le delibere di approvazione del «ruolo» da parte della giunta municipale potessero valere come atti interruttivi della prescrizione, posto che principio informatore della materia è qui da considerare quello, cui il giudice di pace si è uniformato, che per interrompere la prescrizione è necessario un atto di esercizio del diritto portato a conoscenza dell’obbligato (art. 2943 c.c.)”.

Alla luce di quanto suesposto, il credito relativo al canone idrico 2006 deve ritenersi prescritto.

Fonte, entilocali.umforumgratis

Paolo Gros e Marco Lombardi on web

Comments are closed.